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Il Festival verrà aperto con il suono ed il significato della PAROLA, pronunciata ed intonata da AMIRI BARAKA alias LeRoi Jones insieme al gruppo BLUE ARK!

AMIRI BARAKA
http://www.cairoblue.de/Moderne_Welt/Babylon_Falling/Amiri_Baraka.html


Foto © 1997 Wallace Bridges

Nato il 7 ottobre 1934 a Newark, New Jersey (USA), scrittore, commediografo e attivista politico.
Amiri Baraka è uno scrittore prolifico il cui lavoro ha toccato la poesia, il dramma, la narrativa, l’opera jazzistica e il giornalismo. Egli ha anche ricoperto un ruolo decisivo in qualità di organizzatore, editore e promotore all’interno del movimento avanguardistico della New American Literature negli anni 50 e all’inizio degli anni 60, come pure per quanto riguarda il Black Arts Movement nel periodo a cavallo fra gli anni 60 e 70. Baraka, il cui nome di battesimo è Everett Leroy (in seguito LeRoi) Jones, frequentò le scuole pubbliche di Newark e studiò chimica alla Howard University prima di volgersi verso letteratura e filosofia. Nel 1954 lasciò l’università e si arruolò nella U.S. Air Force. Durante questo periodo l’interesse per la letteratura crebbe progressivamente ed egli si immerse nell’opera del poeta americano Ezra Pound, in quella del romanziere irlandese James Joyce e di altri scrittori moderni.
Espulso dall’esercito per il possesso di riviste letterarie di presunto stampo comunista, Baraka si stabilì nel Greenwich Village a New York City dove instaurò rapporti con membri dell’avanguardia appartenenti alle correnti Beat, Black Mountain e New York School. Pubblicò l’acclamata raccolta di poesie dal titolo Preface to a Twenty Volume Suicide Note (1961) e fu assieme alla sua moglie di allora, Hettie Jones, e poi alla poetessa Diane Di Prima editore delle riviste poetiche Yugen e Floating Bear.
Reduce da un viaggio a Cuba, Baraka prese gradualmente le distanze dal mondo della bohème letteraria. Sotto l’influsso degli artisti dello stato neorevoluzionario, come pure del Civil Rights Movement e di figure politiche come Malcolm X, il suo lavoro prese una maggiore piega politica e sociale. I due pezzi di teatro Dutchman e The Slave (ambedue del 1964) univano una scenografia irreale, caratteristica del teatro sperimentale dei primi anni 60, ad uno stile militante e spesso violento di presentare le rivendicazioni dell’orgoglio dei neri (black pride). Le poesie raccolte nel volume The Dead Lecturer (1964) rispecchiano una situazione simile; esse sono caratterizzate da un violento tessuto di immagini, da uno stile e una sintassi frammentari, e danno così un nitido esempio di un intellettuale e artista nero in tormento e trasformazione.
Un’altra fonte di influsso su Baraka si ritrova in musicisti come Ornette Coleman, John Coltrane, Cecil Taylor e Sun Ra, tutti musicisti del new jazz della fine degli anni 50 e inizio anni 60 che dimostrarono la possibilità per un artista nero di produrre dell’arte d’avanguardia che poggiasse sulle tradizioni culturali afroamericane.
Nel 1963 egli pubblicò il volume Blues People, una storia del jazz che fu uno dei primi libri a tracciare lo sviluppo sociale e politico della musica afroamericana, e nel 1968, con il titolo Black Music, uscì una serie di brevi saggi che aiutarono l’introduzione del New Jazz in un pubblico più vasto.
Nella metà degli anni 60 il coinvolgimento di Baraka in organizzazioni politiche militanti si fece sempre più accentuato, ma la rottura definitiva con la bohème prevalentemente bianca avvenne dopo l’assassinio di Malcolm X nel 1965. Poco tempo dopo lasciò la sua famiglia e si trasferì a Harlem dove svolse un ruolo decisivo nella creazione del Black Arts Repertory Theatre, nato con l’obiettivo di creare un’estetica nera ben definita; la sua fu una breve esistenza, ma fece da battistrada per altri teatri affini sparsi in tutto il paese e contribuì allo sviluppo di quel corollario cuturale chiamato Black Arts Movement, in cammino verso un nazionalismo nero.
Malgrado il ritorno nella nativa Newark, Baraka non smise di ricoprire il ruolo di uno dei leader del Black Arts Movement e del Black Power. Nel 1968 assieme al poeta Larry Neal egli curò l’importante antologia Black Fire, una raccolta di testi afroamericani dall’impronta nazionalista. La poesia di Baraka, pur mantenendo in parte lo stile frammentario caratteristico dei primi tempi, fu cruciale nello stabilire una connessione tra le forme vernacolari afroamericane e la letteratura.
Accanto alla sua importante presenza in campo artstico Baraka fu anche partecipe di eventi politici afroamericani, come la Black Political Convention a Gary (Indiana) nel 1972, oppure in campo locale partecipando attivamente all’elezione di Kenneth Gibson, primo sindaco nero di Newark nel 1970. Fortemente influenzato dal nazionalista culturale Maulana Karenga - dal quale ricevette il nome di battaglia “Amiri Baraka”- Baraka era difensore di una dottrina afrocentrica di separatismo, di autodeterminazione e di uno sviluppo culturale ed economico afroamericano autonomo. All’inizio degli anni 70, accortosi delle debolezze del nazionalismo nero (Black Nationalism), optò per il marxismo-leninismo ritenuto più adatto ad affrontare l’intreccio fra problemi di razzismo, oppressione nazionale, colonialismo e neocolonialismo. In questi anni apparirono i volumi Motion of History (1978), Reggae or Not! (1981), Daggers and Javelins (1984) e The Autobiography of LeRoi Jones (1984).
Baraka ha insegnato all’università di Yale, Columbia, e all’università statale di New York presso Stony Brook e continua tutt’oggi il lavoro di scrittura.

(Testo James Smethurst/ traduzione A.Luminati)

Biography and Bibliography
http://www.bridgesweb.com/baraka.htmlb


BLUE ARK
The Word Ship
http://www.ec.njit.edu/~cfunk/2000/ABPR.htm


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